Way Assauto: trasporti, ferrovia ed espansione in MAROCCO

Intervista a Piero Antonio Conti, General Manager di Way Assauto: dal consolidamento della proprietà cinese alle nuove sfide tecnologiche e di mercato per il biennio 2026-2027

Storico marchio dell’automotive italiano, Way Assauto sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Dopo l’acquisizione da parte del gruppo cinese Nanyang Cijan Auto Shock Absorber Co. nel 2012, l’azienda ha saputo reinventarsi, passando dalla produzione di massa per il settore auto a una specializzazione flessibile nell’aftermarket pesante e nel ferroviario. Abbiamo incontrato l’Ingegner Piero Antonio Conti per tracciare un bilancio e guardare al futuro.

Ingegner Conti, partiamo da lontano. Come si è evoluto il rapporto con la proprietà cinese e quali sono state le tappe fondamentali dal suo arrivo nel 2020?

L’acquisizione risale al 2012. Inizialmente, tra il 2012 e il 2017, il focus è stato il trasferimento di macchinari e know-how verso la Cina, dove il gruppo è diventato il primo produttore di primo impianto per ammortizzatori auto. Per la sede italiana, la svolta è arrivata nel 2017 con il trasferimento in un nuovo stabilimento Brownfield, più consono alle attuali necessità produttive. Ci siamo focalizzati sul settore Truck, Trailer and Bus (BTT), specialmente per l’aftermarket. La nostra forza oggi è la flessibilità: lavoriamo con celle di produzione “stand alone” capaci di gestire piccoli lotti, anche da soli 10 pezzi, con tempi di setup rapidissimi.

Oggi Way Assauto non è solo Aftermarket. Avete riconquistato spazi anche nel primo impianto e in settori diversi. Qual è la situazione attuale del prodotto?

Siamo molto attivi nel BTT, serviamo clienti di primo impianto per veicoli pesanti, autobus elettrici, macchine agricole e veicoli per usi speciali. Ma la vera novità degli ultimi anni è il ritorno in forze nel settore ferroviario. Way Assauto aveva una tradizione storica con Fiat Ferroviaria; abbiamo ripreso e aggiornato quei progetti. Oggi il ferroviario pesa per circa il 10% del fatturato e lavoriamo su tram, metropolitane e treni regionali. Inoltre, stiamo testando prototipi per l’alta velocità in Cina.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica, su cosa state puntando per differenziarvi dalla concorrenza?

Stiamo lavorando molto sull’elettronica. In Cina produciamo già 2 milioni di ammortizzatori intelligenti all’anno per le auto; ora vogliamo trasferire questa competenza sul ferroviario. Parliamo di sistemi “full active suspension”: non più solo il componente, ma un sistema integrato che comprende attuatore, elettronica e software di controllo. È una sfida complessa che richiede una stretta collaborazione con i costruttori di treni.

Parliamo di numeri e di mercato. Come si chiude il 2025 e cosa prevede il budget per il 2026?

Chiuderemo il 2025 con 7.9 milioni di euro, rispetto agli 8 previsti Abbiamo avuto qualche ritardo nelle consegne dovuto alla supply chain, ma la tenuta è solida. Per il 2026 il budget è prudente ma assolutamente fattibile. La nostra forza vendita ha fatto un lavoro straordinario: oggi gestiamo oltre 130 clienti. Abbiamo anche ampliato l’offerta con prodotti in trading come molle d’aria, pinze freno e sedili, per dare un ulteriore “boost” al fatturato.

Il futuro sembra parlare anche straniero, con un importante progetto in Nord Africa. Ci può anticipare qualcosa?

Il 2027 vedrà l’apertura di un nuovo stabilimento “greenfield” in Marocco da 20.000 metri quadri, con l’obiettivo di produrre 5-6 milioni di ammortizzatori all’anno. Già da marzo 2026 inizieremo l’assemblaggio di moduli in un sito temporaneo. Per supportare questa crescita, abbiamo in piano uno spin-off della parte ingegneristica qui a Torino. Diventerà una società di ingegneria autonoma che coordinerà lo sviluppo e la gestione di tutto il business “Passenger” europeo, supervisionando anche la produzione marocchina.

Un’ultima curiosità: l’azienda è passata da 25 a 40 dipendenti in pochi anni. Qual è il clima interno?

Sì, abbiamo rinforzato molto l’ufficio tecnico e il commerciale. C’è stato un inserimento costante di giovani ingegneri e di figure esperte nella qualità. È un’organizzazione che sta crescendo e si sta preparando a diventare il cuore pensante di un network europeo e nordafricano. Una struttura solida e pronta per le sfide del 2027.

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a cura di Francesco Oriolo