L’intervista a Fredrik Swartling, Amministratore Delegato di Scania Italia

Cambio al vertice di Scania Italia con Fredrik Swartling che ha assunto il ruolo di Amministratore delegato al posto di Enrique Enrich

Fredrik Swartling è dallo scorso 1° settembre 2026 il nuovo Amministratore Delegato di Scania Italia, succedendo a Enrique Enrich. Laureato in ingegneria elettronica, ha iniziato il suo percorso in Scania ventuno anni fa, ricoprendo diversi ruoli nell’area Ricerca & Sviluppo, mentre dal 2016 lavora in Italia, dove ha assunto incarichi di crescente responsabilità nell’ambito dei servizi.

Swartling, lei assume la guida di Scania Italia in una fase di mercato complessa. Come legge l’attuale scenario di mercato?

“Penso che sia un momento molto interessante per assumere questo ruolo. In questo contesto geopolitico difficile da decifrare, che continua ad avere conseguenze sui flussi logistici, sulle materie prime e, più in generale, sull’economia, vedo l’Italia come uno degli elementi di maggiore stabilità in Europa perché è un Paese che, a mio avviso, riesce a dare il meglio nei momenti difficili. Per questo sono molto positivo nell’assumere la guida di Scania Italia proprio adesso.

I cambiamenti non mi spaventano, anzi, mi stimolano, e sono convinto che nei prossimi cinque anni ne vedremo molti. Uno riguarderà la transizione verso un sistema di trasporto e un’infrastruttura più sostenibili. Sul veicolo elettrico noi costruttori europei non possiamo rimanere fermi, però, ritengo che i limiti di prodotto siano ormai ridotti e l’infrastruttura di ricarica è una questione affrontabile; in Italia, la criticità maggiore resta il costo dell’energia elettrica, uno dei temi sui quali credo sia necessario intervenire con maggiore attenzione”.

Negli ultimi anni ha guidato lo sviluppo dei servizi al cliente. Quanto incide oggi il Service sulla competitività di un costruttore?

“Non penso sia un caso che Scania abbia scelto una persona con una lunga esperienza nel Service per assumere la responsabilità di un mercato importante come quello italiano. Essere premium, oggi, significa avere un buon prodotto, ma soprattutto qualità della relazione con il cliente e capacità di offrire servizi. Diventa sempre più difficile separare vendita e service, i contratti di assistenza, per esempio, stanno diventando una componente sempre più naturale dell’offerta.

Ma il vero elemento distintivo è la relazione. Quando un cliente chiama Scania perché ha un problema, la risposta per essere premium, deve essere percepita come diversa. Scania è un’azienda industriale di servizi che mette a disposizione della logistica mezzi e soluzioni necessari a svolgere un’attività. Ed è proprio entrando in questa logica che il servizio assume un significato molto più ampio.

Quando il cliente si rivolge a Scania deve sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che cerca una soluzione, non un fornitore ma un partner che si prende cura in misura sempre maggiore della gestione del veicolo, consentendo a loro di concentrarsi sul proprio business.

Negli ultimi anni ho visto una crescita importante nella maturità dell’autotrasporto italiano anche nei confronti dei propri clienti. È un cambiamento culturale importante che noi possiamo accompagnare attraverso una sempre maggiore disponibilità del mezzo”.

Forte della sua esperienza, quale impronta personale intende dare alla guida di Scania Italia?

“Sono in Scania da 21 anni e il mio percorso si divide quasi esattamente a metà. Da ingegnere, quando ho iniziato in Scania ero convinto che il mio compito fosse contribuire a realizzare prodotti migliori. Pensavo persino di sapere che cosa servisse al cliente senza bisogno di parlargli, semplicemente perché ero un ingegnere. Oggi, ripensandoci, sorrido.

In questi anni ho compiuto un percorso dal prodotto verso il cliente. Ed è lo stesso percorso che vorrei continuasse a fare tutta la nostra organizzazione: passare dalla logica di un’azienda che produce veicoli a quella di un’azienda che offre soluzioni e servizi, soprattutto imparando ad ascoltare, chiedendoci continuamente che cosa possiamo fare di più per il cliente”.

Come evolverà l’offerta Scania per garantire efficienza, disponibilità dei mezzi e un TCO sempre più competitivo?

“Noi utilizziamo anche il concetto di Total Operating Economy (TOE), che permette di spostare il ragionamento dai soli costi alla capacità del veicolo di generare ricavi, introducendo un elemento fondamentale: la disponibilità del mezzo. Quanto tempo quel camion è effettivamente in condizione di lavorare e produrre fatturato?

È qui che il partner Scania può e deve fare la differenza. Se un nostro cliente riesce a farsi pagare di più perché garantisce un servizio migliore, può giustamente pretendere altrettanto da noi. Può anche essere disposto a pagare qualcosa in più Scania, ma in cambio deve ricevere un servizio che gli consenta di lavorare di più e meglio.

Per me partnership significa che quando chiama, la priorità deve essere trovare la soluzione. I conti si fanno dopo. Un servizio migliore inevitabilmente ha un valore e deve essere remunerato”.

Quale ruolo vede per le diverse tecnologie nel mercato italiano dei prossimi anni?

“Credo che nei prossimi anni vedremo convivere tecnologie diverse. Personalmente spero molto in una ripartenza del biometano perché rappresenta una soluzione molto interessante dal punto di vista ambientale e abbiamo un’importante capacità potenziale di produzione sia in Europa sia in Italia.

Poi c’è l’HVO, che oggi rappresenta una soluzione estremamente efficace. Consente una forte riduzione delle emissioni di CO₂ utilizzando sostanzialmente il motore diesel. La domanda cresce rapidamente e l’offerta potrebbe non tenere lo stesso ritmo, con possibili effetti sui prezzi.

L’elettrico come ho detto, invece, deve necessariamente partire. Rimane naturalmente il problema economico. Noi costruttori dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità, lavorando per ridurre per quanto possibile il differenziale di prezzo rispetto a un veicolo endotermico. Una parte potrà essere riconosciuta dal cliente e auspico che anche lo Stato continui a sostenere questa fase di transizione. Il 2027 potrà rappresentare un primo anno di svolta anche per l’Italia”.

Intelligenza artificiale: quale impatto avrà sul trasporto e sulla vostra organizzazione?

“L’intelligenza artificiale farà rivoluzionare progressivamente l’ufficio traffico e la gestione della logistica delle aziende di trasporto più evolute. Il nostro compito sarà mettere a loro disposizione i dati dei veicoli, rendendoli facilmente integrabili nei loro sistemi.

Naturalmente l’AI cambierà molto anche all’interno della nostra organizzazione, un cambiamento rapido e non semplice che richiederà flessibilità, mentre dovremo puntare ancora di più sulle relazioni e sulle persone. Credo che nei prossimi cinque anni una parte importante del mio ruolo sarà dedicata proprio alle persone. Servirà molta empatia e sarà principalmente una questione di leadership.

Operiamo, inoltre, in un settore che purtroppo è ancora fortemente maschile e anche su questo dobbiamo continuare a fare passi avanti. Fondamentale, poi, in un mondo sempre più digitale sarà la trasparenza. Più aumentano dati e velocità delle informazioni, più trasparenza e condivisione diventano essenziali per rendere l’organizzazione efficiente.

Lo stesso vale per la leadership: processi trasparenti richiedono una cultura aziendale altrettanto trasparente, ed è questa l’impronta che vorrei rafforzare in Scania”.

Swartling, come vorrebbe fosse percepita Scania tra cinque anni?

“Vorrei che Scania fosse percepita prima di tutto come una certezza e per questo occorrerà lavorare moltissimo sui dettagli. Fare in modo che ogni telefonata, ogni ingresso in officina, ogni richiesta o problema di un cliente venga gestito in maniera eccezionale.

È una sfida importante, ma è anche la sfida che mi appassiona di più e quella che, credo, i nostri clienti apprezzeranno maggiormente. Se tra cinque anni chiedessimo a un cliente che cosa rappresenta per lui Scania e la risposta fosse: ‘Mi dà serenità, perché con Scania mi sento sicuro, allora sarei davvero soddisfatto”.

 

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a cura di Francesco Oriolo