Per Way Assauto la qualità non è più soltanto controllo del prodotto, ma un sistema integrato che coinvolge processi, persone, sicurezza, sostenibilità, cybersecurity e ambiente. La nostra intervista a Luigi Lutri, Quality Manager dell’azienda di Asti
Il mercato oggi non accetta più compromessi sulla qualità e l’aftermarket e il primo impianto tendono progressivamente a convergere. La qualità, quindi, non può più essere considerata soltanto un controllo finale sul prodotto.
È questa la visione che emerge chiaramente dal lavoro portato avanti da Way Assauto attraverso il proprio Quality Manager Luigi Lutri, professionista con una lunga esperienza maturata nel primo impianto automotive in realtà come Marelli.
Per Lutri, che abbiamo incontrato presso lo stabilimento Way Assauto di Asti, oggi la qualità è un sistema integrato che coinvolge l’intera organizzazione aziendale: efficienza produttiva, sostenibilità, sicurezza sul lavoro, cybersecurity, organizzazione interna e cultura industriale.
Una trasformazione profonda che sta ridefinendo il ruolo stesso dell’Ente Qualità all’interno delle aziende manifatturiere.
LA NUOVA IDENTITÀ DELLA QUALITÀ
L’ingresso di Luigi Lutri in Way Assauto come Quality Manager, data al 2024 con l’obiettivo di trasferire all’interno dell’azienda il know how maturato nel primo impianto automotive.
“La qualità non significa soltanto gestire il reclamo del cliente – spiega – ma soprattutto lavorare internamente per ridurre gli scarti, ottimizzare i processi, evitare rilavorazioni e migliorare l’efficienza produttiva. Il valore aggiunto dell’ente qualità è prevenire il problema, non limitarsi a gestirlo quando è arrivato dal cliente”.
Un approccio che oggi si estende ben oltre il controllo del prodotto finito.
In Way Assauto, infatti, Lutri svolge una doppia funzione: da una parte segue la qualità interna dello stabilimento di Asti, dall’altra supporta direttamente la casa madre cinese Cijan nella gestione dei clienti europei ed occidentali e nello sviluppo di nuovi programmi industriali.
“L’obiettivo – sottolinea – è uniformare la mentalità tra produzione di primo impianto e aftermarket. La sfida è superare definitivamente la distinzione culturale tra prodotto OEM e aftermarket”.
Un concetto sempre più centrale in un mercato dove il livello qualitativo richiesto ai componenti aftermarket è lo stesso del primo impianto.
“La qualità è diventata la base minima per stare sul mercato: se non fornisci un prodotto di qualità sei automaticamente escluso dalla shopping list del cliente che oggi non accetta più il concetto che il minor costo sia sinonimo di minor qualità”.
Way Assauto opera in molteplici settori, automotive, truck, ferroviario, agricolo, veicoli speciali e applicazioni industriali, con soluzioni estremamente diverse tra loro ma accomunate dalla necessità di garantire standard qualitativi elevati e processi sempre più certificati.
DAL PRODOTTO ALLA CERTIFICAZIONE DELL’AZIENDA
Secondo Lutri, oggi il vero salto culturale riguarda soprattutto il concetto di sistema qualità.
Non basta più certificare il prodotto: i clienti vogliono verificare l’intera organizzazione aziendale.
“I clienti stanno ponendo sempre più attenzione alle certificazioni ambientali, alla sicurezza sul lavoro e alla cybersecurity. Certificazioni come ISO 14001 o ISO 45001 rappresentano oggi un vero valore aggiunto competitivo”.
Un aspetto particolarmente evidente anche nel mondo truck e industriale.
“Nel mondo truck, in particolare, abbiamo un cliente che oggi chiede espressamente informazioni sulle certificazioni ambientali e di sicurezza”.
In quest’ottica rientra anche il forte investimento di Way Assauto sulla sicurezza informatica.
“La cybersecurity è diventata fondamentale. Abbiamo introdotto sistemi cloud di backup e simulazioni di attacchi informatici per verificare eventuali vulnerabilità e garantire la protezione dei dati aziendali”.
Parallelamente l’azienda sta lavorando allo sviluppo del nuovo stabilimento marocchino destinato a supportare programmi produttivi per clienti importanti, come Stellantis.
“L’obiettivo è trasferire fin dall’inizio la mentalità europea della qualità e dell’organizzazione industriale”.
Per Lutri, Asti oggi rappresenta molto più di un semplice stabilimento produttivo.
“È un vero polo tecnologico, capace di seguire contemporaneamente prodotti e applicazioni molto differenti tra loro”.
LA METODOLOGIA DELLE 5 “S”
Tra i progetti più importanti avviati negli ultimi mesi c’è anche l’introduzione della metodologia giapponese delle 5S: Seiri, separare, Seiton, riordinare, Seiso, pulire, Seiketsu, sistematizzare o standardizzare, Shitsuke, diffondere o sostenere.
“Non si tratta semplicemente di tenere pulito uno stabilimento per fare bella figura con il cliente, ma di creare efficienza reale”.
Lutri porta esempi molto concreti: eliminare strumenti inutili, assegnare una posizione precisa a ogni attrezzatura, individuare immediatamente eventuali anomalie produttive o perdite sugli impianti.
Piccoli dettagli che, sommati, incidono direttamente sulla produttività.
“Se un operatore perde tempo a cercare uno strumento o lavora in condizioni disordinate aumenta inevitabilmente il rischio di errore. La qualità del prodotto non la fa l’ufficio qualità: la fanno le persone in produzione. Il nostro compito è creare le condizioni migliori perché possano lavorare senza stress inutili e senza inefficienze”.
Per questo motivo il sistema 5S viene monitorato attraverso audit mensili, checklist e punteggi, con l’obiettivo di trasformare queste pratiche in abitudini consolidate, perché, come sostiene il Quality Manager Way Assauto, “selezionare pezzi scartati o rifare lavorazioni significa soltanto perdere tempo e risorse che potrebbero essere dedicate ad attività a maggior valore aggiunto. Più la cultura della qualità viene interiorizzata da tutti, più aumenta il valore aggiunto reale dell’azienda”.
a cura di Francesco Oriolo
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