SABO: Bilancio POSITIVO

A due anni dall’ingresso di SABO nel gruppo multinazionale TVS Mobility, la nostra intervista a Luca Randighieri

Nel cuore della Motor Valley italiana, a Castel Guelfo (Bologna), nel 1962, è stato fondato SABO (Shock Absorbers Bologna), gruppo industriale che a partire dagli anni Settanta, nello stabilimento di Vicchio del Mugello (Firenze), ha iniziato la produzione degli ammortizzatori sia per l’aftermarket che per i primi impianti. Per garantire un sistema di sospensione ottimale, agli ammortizzatori SABO sono state successivamente affiancate le molle ad aria SABO. I prodotti SABO sono distribuiti in oltre 80 Paesi nel mondo. Nel giugno 2024 SABO è stata acquisita da TVS Mobility, gruppo internazionale indiano con sedi in tutto il mondo leader nel settore automotive. A due anni dall’acquisizione, abbiamo intervistato Luca Randighieri, direttore generale di SABO, per trarre un bilancio di questo primo importante periodo.

Qual è il bilancio post-acquisizione di SABO da parte TVS Mobility?

“Decisamente positivo. Le aspettative che avevamo al momento dell’acquisizione sono state rispettate e, per molti aspetti, anche superate. SABO ha conservato la propria identità, la propria autonomia gestionale e la rapidità decisionale che da sempre caratterizzano un’azienda di dimensioni contenute, ma che oggi può contare sulla solidità industriale e finanziaria di un grande gruppo internazionale. L’organizzazione è rimasta italiana, così come le attività di progettazione, sviluppo del prodotto, gestione commerciale e rapporto con il mercato. Il gruppo TVS Mobility ci ha sempre lasciato grande autonomia, basando il rapporto sulla fiducia e sulla delega”.

Quali sono stati i principali vantaggi dell’ingresso nel gruppo TVS Mobility?

“Innanzitutto il rafforzamento della nostra struttura industriale. Oggi possiamo presentarci ancora di più come produttori e partner tecnologici per il settore del veicolo industriale, dei bus, dell’agricolo e del ferroviario. Inoltre possiamo contare sulle sinergie produttive del gruppo, che ci consentono di completare la gamma con componenti realizzati direttamente da altre aziende appartenenti a TVS, come pinze freno, leve freno e manicotti in silicone. A questo si aggiungono importanti benefici nei processi di acquisto, nella logistica e nell’efficienza complessiva dell’organizzazione. Gli ammortizzatori e le molle ad aria restano il cuore della nostra attività. Per quanto riguarda le molle ad aria, abbiamo consolidato ulteriormente la nostra presenza nella società produttiva turca, aumentando la quota di partecipazione. Tutto questo ci permette di avere una capacità produttiva ancora più solida”.

Possiamo considerare SABO un punto di riferimento per ammortizzatori e molle ad aria?

“Sicuramente siamo un riferimento importante. Progettiamo e distribuiamo ammortizzatori e molle ad aria aftermarket resistenti e di qualità per camion, rimorchi e autobus e per i primi impianti di veicoli ferroviari, agricoli e applicazioni industriali. Disponiamo di oltre 2.000 referenze di ammortizzatori e circa 1.300 molle ad aria, una delle gamme più complete del mercato. Questo significa poter offrire una risposta sia ai veicoli più recenti sia a quelli con maggiore anzianità di esercizio, garantendo la disponibilità dei ricambi anche dove altri operatori non arrivano”.

L’ingresso di TVS ha favorito anche nuovi investimenti?

“A questo proposito, di sicuro uno degli interventi più significativi ha riguardato il reparto Ricerca e Sviluppo, che è stato rafforzato sia sotto il profilo organizzativo sia con nuove competenze. Continuiamo a sviluppare in Italia tutta la parte progettuale e oggi disponiamo di risorse ancora maggiori per affrontare l’evoluzione tecnologica del mercato. L’organico è stato integrato soprattutto nelle funzioni legate allo sviluppo prodotto. Per il resto la struttura era già ben dimensionata e continua a funzionare efficacemente. Oggi in Italia superiamo le cinquanta persone”.

Dal punto di vista commerciale siete cresciuti all’estero e come è organizzata la distribuzione?

“La nostra presenza internazionale era già molto ampia prima dell’acquisizione. Le sinergie con il gruppo hanno però contribuito a consolidare alcuni mercati nei quali eravamo presenti in maniera meno strutturata, come Stati Uniti e Canada. Più che aprire nuovi sbocchi, abbiamo rafforzato quelli esistenti. Per la distribuzione, continuiamo ad operare attraverso una rete di distributori, sia in Italia sia all’estero. Dedichiamo però molta attenzione anche agli utilizzatori finali organizzando incontri tecnici e momenti formativi rivolti a officine, meccanici e gestori di flotte per approfondire la conoscenza dei nostri prodotti”.

Quali saranno le principali direttrici di sviluppo nei prossimi anni?

“L’evoluzione del veicolo industriale richiede sospensioni sempre più leggere, efficienti e intelligenti. Dovremo contribuire a ridurre il peso complessivo del veicolo, aumentando contemporaneamente la capacità di carico. Ma soprattutto dovremo accompagnare la crescente integrazione tra componentistica meccanica ed elettronica. Le sospensioni saranno sempre più connesse, in grado di dialogare con il veicolo, leggere le condizioni della strada e fornire dati utili alla manutenzione predittiva. È una direzione che riguarda il truck, ma anche autobus, mezzi agricoli e veicoli commerciali leggeri, un segmento sul quale stiamo investendo con crescente attenzione”.

Qual è il valore aggiunto di appartenere a un gruppo come TVS Mobility?

“Abbiamo mantenuto l’agilità e la velocità decisionale di una media azienda italiana, ma con la solidità di una multinazionale alle spalle. Dopo due anni, possiamo dire che SABO è rimasta la stessa azienda che il mercato conosceva, ma è diventata decisamente più forte”.

Nella foto: Luca Randighieri direttore generale SABO

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a cura di Francesco Oriolo